mercoledì 27 maggio 2009

Quadro Storico Culturale

Tra la fine del XVI secolo e la fine del XVII quasi tutte le aree europee furono investite da un processo di trasformazione, che la storiografia ha identificato come la «crisi generale del Seicento». Con questo concetto si vuole intendere insieme la crisi delle strutture agrarie, la contrazione demografica, quella manifatturiera, industriale e commerciale, un'intensificazione del ciclo carestia-epidemia-carestia, gli effetti nefasti della guerra, ma anche il declino di vecchie e il consolidamento di nuove gerarchie nella vita degli Stati e nelle relazioni internazionali, e i movimenti sociali — rivolte e rivoluzioni che scossero l'Europa del tempo.
Generale la crisi fu per la molteplicità di fattori e componenti che entrarono nel processo storico, per la vastità delle aree investite, non per l'omogeneità delle dinamiche e degli effetti. Questo significa che essa non colpì tutti i paesi allo stesso modo, negli stessi tempi, negli stessi settori, nelle stesse attività economiche. Crisi agraria, manifatturiera, commerciale, deficit delle bilance dei pagamenti, inflazione e recessione furono fenomeni dall'andamento assai diversificato nel contesto dei paesi europei.
Possiamo fare subito tre esempi, prima di approfondire meglio tutto il discorso. Nella bassa Provenza francese, tra il 1600 e il 1690, furono messe a coltura nuove terre, fu valorizzato il territorio, aumentarono i raccolti e il rendimento della terra, aumentò la popolazione attiva, si arricchirono i ceti emergenti. Soltanto tra il 1690 e il 1730 si verificò una contrazione dello sviluppo. In Inghilterra, tra il 1620 e il 1640, mentre una parte del settore industriale entrò in crisi (produzione di ferro, piombo e stagno soprattutto), l'agricoltura registrò una fase di relativa espansione. Per tutto il Seicento il Mezzogiorno d'Italia fu segnato, invece, da una contrazione generale di popolazione, produzione e reddito. Tre casi diversi, dunque: essi indicano non soltanto che i ritmi e le modalità della crisi furono diversi da area ad area, ma anche che la sfavorevole congiuntura investì paesi che avevano strut-ture economiche di base differenti e che già nel corso del Cinquecento, in un periodo cioè di congiuntura favorevole, avevano fatto emergere quelle differenze.
Dalla crisi alcuni paesi uscirono più deboli, altri più forti: alcuni, come l'Inghilterra e l'Olanda, stabilirono la loro egemonia sul continente, altri si indebolirono ulteriormente e furono subalterni alle grandi potenze economiche fino alla seconda rivoluzione industriale. Ecco perché il concetto di «crisi» appare intimamente legato a quello di «trasformazione ».
Ma nel significato di «crisi generale» occorre inserire anche altri aspetti. Oltre la dimensione della storia economica e sociale, quella della storia politica è entrata a pieno titolo nella considerazione della storiografìa sul Seicento europeo. La pressione militare e fiscale durante la guerra dei Trent'anni; il declino dei grandi sistemi imperiali, quello spagnolo in particolare, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra il centro e la periferia del sistema; la crisi delle forme e delle relazioni politiche tradizionali; l'influenza e la circolazione su scala europea di nuovi modelli politici: sono questi gli scenari delle rivoluzioni e delle rivolte che, soprattutto negli anni Quaranta del Seicento, sconvolsero alcuni paesi europei.

la controriforma del '600
Controriforma Movimento nato in seno alla Chiesa cattolica nel XVI secolo con lo scopo di arginare le posizioni eretiche e le devianze dottrinali dovute alla Riforma Protestante, rinvigorendo l’ortodossia. Il movimento caratterizzò un’epoca con il tentativo di concretizzare le istanze e i fermenti di rinnovamento e di rigenerazione provenienti d

A partire dal XV secolo erano scaturite da diverse correnti del cattolicesimo esigenze di riforma della Chiesa ed erano state esercitate critiche corrosive indirizzate alle più alte cariche della gerarchia ecclesiastica, soprattutto a motivo dello scandalo rappresentato dal Grande Scisma e dagli abusi che costellavano la vita della Chiesa.

Così, il frate domenicano Girolamo Sarvonarola condannò severamente gli atteggiamenti mondani di papa Alessandro VI; il cosiddetto “movimento degli osservanti” (esponente di spicco del movimento fu tra gli altri san bernardino da Siena), nato in seno agli ordini mendicanti, tentò di richiamare i membri a una maggiore conformità all’austerità della regola francescana; dotti umanisti come tentarono di escogitare alternative alle sterili speculazioni della Erasmo da Rotterdam teologia accademica. Tuttavia, questi sforzi rimasero frammentari e privi di una prospettiva unitaria, e non incisero sensibilmente sulle decisioni e sulle politiche della Chiesa

Solo con l’elezione di papa Paolo III nel 1534 e l’acquisizione della porpora cardinalizia da parte di sinceri riformatori come Gasparo Contarini, la Chiesa ottenne gli strumenti efficaci per dar vita a un reale rinnovamento. Il papa incoraggiò la formazione e l’azione di ordini nuovi, come ad esempio i teatini, i cappuccini, le orsoline e specialmente i gesuiti che, con il loro impulso al rinnovamento dell’educazione e il fervore catechetico dell’opera missionaria, conferirono nuovo vigore alla trasmissione della dottrina cristiana e all’apostolato.

Nel 1542 Paolo III, per difendere l’ortodossia e la coesione dottrinale arginando le tendenze eretiche che potevano sorgere all’interno della struttura ecclesiastica, istituì l’Inquisizione romana; nel 1545 convocò il concilio di Trento per ribadire le posizioni della Chiesa in materia di dogma e di dottrina e dirimere le questioni relative alla gerarchia e alla disciplina ecclesiastica sollevate dai protestanti. Il papa collaborò spesso con un alleato scomodo, l’imperatore Carlo V d'Asburgo, e non esitò ad adottare provvedimenti diplomatici, ma anche militari, contro i protestanti.

Il suo successore, papa Paolo IV, inaugurò un periodo di repressione ancora più aspra delle devianze dottrinali, sostenendo vigorosamente l’Inquisizione, che in Spagna divenne addirittura uno strumento politico della Corona; il re Filippo II d'Asburgo se ne servì in effetti per assicurare l’ortodossia nel paese ed eliminare contemporaneamente l’opposizione politica e religiosa.

In Italia settentrionale verso la fine del secolo, in parte per effetto del concilio di Trento, emerse un gruppo di vescovi di valore, desiderosi di riformare il clero e di istruire il popolo; il modello invocato da molti fu il cardinale di Milano Carlo Borromeo in Germania i cattolici non si concessero tregua dopo la pace di Augusta del 1555 (tra l’imperatore Carlo V e i protestanti), che molti considerarono una vittoria dei luterani: sacerdoti tedeschi istruiti a Roma, comePietro Canissio, autore di un catechismo che costituì un’utile, benché più modesta, controparte di quello luterano, tornarono in patria più preparati in materia teologica e più agguerriti dei loro predecessori nell’opera di proselitismo. La tensione, alimentata dalle sovvenzioni economiche e dalle ingerenze straniere su entrambi i fronti, esplose nella guerra dei Trent'anni che devastò la Germania dal 1618 al 1648, privandola del fervore religioso.

In Francia, a causa delle guerre di religione, la Controriforma ebbe inizio solo nel XVII secolo, dopo la proclamazione dell’editto di Nantes (1598), e fu caratterizzata dall’esercizio devozionale della carità verso i poveri e da missioni tra i contadini. Contemporaneamente Francesco di Sales vescovo di Ginevra, pubblicò la sua Filotea o Introduzione alla vita devota (1608), opera di edificazione morale che ebbe grande diffusione.

La spiritualità della Controriforma ebbe un tono particolarmente attivista e si volse all’evangelizzazione dei territori di recente scoperta in Estremo Oriente e nelle Americhe. Pari entusiasmo animò la fondazione di confraternite, congregazioni, associazioni di carità, e, soprattutto da parte dei gesuiti di scuole confessionali. Oltre al proselitismo, la Spagna della Controriforma sperimentò la fioritura della mistica, rappresentata dalle due grandi figure di santa Teresa D'Avila e San Giovanni della croce



all’interno del cattolicesimo stesso, che trovarono una controparte nelle discussioni dei concili

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