mercoledì 27 maggio 2009

Introduzione Al Barocco



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Il barocco è il termine utilizzato per indicare un movimento culturale costituito dalla letteratura, dalla filosofia, dall'arte e dalla musica barocca caratteristiche del periodo che inizia dalla fine del XVI secolo e finisce nella metà del XVIII secolo. Per estensione, si indica quindi col nome «barocco» il gusto legato alle manifestazioni artistiche di questo periodo, in particolare quelle più legate all'estrosità e alla fantasia. Tuttavia, da un punto di vista artistico, questa epoca è percorsa anche da una corrente classicista e in generale il linguaggio classico rimane il punto di riferimento comune degli artisti di ogni tendenza.

Sulla derivazione del termine ci sono tre ipotesi:

  1. deriva da un'antica parola portoghese, barroco (barrueco in spagnolo), usata per definire una perla scaramazza, ovvero una perla non coltivata, non non simmetrica. Proprio per le particolarità del suo stile l'arte barocca si accosta alla perla scaramazza;
  2. deriva dalla figura più complessa del sillogismo aristotelico, il barocco;
  3. Attraverso il francese 'baroque', attestato in Francia nel XVII secolo nel significato di "stravagante, bizzarro".

Quadro Storico Culturale

Tra la fine del XVI secolo e la fine del XVII quasi tutte le aree europee furono investite da un processo di trasformazione, che la storiografia ha identificato come la «crisi generale del Seicento». Con questo concetto si vuole intendere insieme la crisi delle strutture agrarie, la contrazione demografica, quella manifatturiera, industriale e commerciale, un'intensificazione del ciclo carestia-epidemia-carestia, gli effetti nefasti della guerra, ma anche il declino di vecchie e il consolidamento di nuove gerarchie nella vita degli Stati e nelle relazioni internazionali, e i movimenti sociali — rivolte e rivoluzioni che scossero l'Europa del tempo.
Generale la crisi fu per la molteplicità di fattori e componenti che entrarono nel processo storico, per la vastità delle aree investite, non per l'omogeneità delle dinamiche e degli effetti. Questo significa che essa non colpì tutti i paesi allo stesso modo, negli stessi tempi, negli stessi settori, nelle stesse attività economiche. Crisi agraria, manifatturiera, commerciale, deficit delle bilance dei pagamenti, inflazione e recessione furono fenomeni dall'andamento assai diversificato nel contesto dei paesi europei.
Possiamo fare subito tre esempi, prima di approfondire meglio tutto il discorso. Nella bassa Provenza francese, tra il 1600 e il 1690, furono messe a coltura nuove terre, fu valorizzato il territorio, aumentarono i raccolti e il rendimento della terra, aumentò la popolazione attiva, si arricchirono i ceti emergenti. Soltanto tra il 1690 e il 1730 si verificò una contrazione dello sviluppo. In Inghilterra, tra il 1620 e il 1640, mentre una parte del settore industriale entrò in crisi (produzione di ferro, piombo e stagno soprattutto), l'agricoltura registrò una fase di relativa espansione. Per tutto il Seicento il Mezzogiorno d'Italia fu segnato, invece, da una contrazione generale di popolazione, produzione e reddito. Tre casi diversi, dunque: essi indicano non soltanto che i ritmi e le modalità della crisi furono diversi da area ad area, ma anche che la sfavorevole congiuntura investì paesi che avevano strut-ture economiche di base differenti e che già nel corso del Cinquecento, in un periodo cioè di congiuntura favorevole, avevano fatto emergere quelle differenze.
Dalla crisi alcuni paesi uscirono più deboli, altri più forti: alcuni, come l'Inghilterra e l'Olanda, stabilirono la loro egemonia sul continente, altri si indebolirono ulteriormente e furono subalterni alle grandi potenze economiche fino alla seconda rivoluzione industriale. Ecco perché il concetto di «crisi» appare intimamente legato a quello di «trasformazione ».
Ma nel significato di «crisi generale» occorre inserire anche altri aspetti. Oltre la dimensione della storia economica e sociale, quella della storia politica è entrata a pieno titolo nella considerazione della storiografìa sul Seicento europeo. La pressione militare e fiscale durante la guerra dei Trent'anni; il declino dei grandi sistemi imperiali, quello spagnolo in particolare, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra il centro e la periferia del sistema; la crisi delle forme e delle relazioni politiche tradizionali; l'influenza e la circolazione su scala europea di nuovi modelli politici: sono questi gli scenari delle rivoluzioni e delle rivolte che, soprattutto negli anni Quaranta del Seicento, sconvolsero alcuni paesi europei.

la controriforma del '600
Controriforma Movimento nato in seno alla Chiesa cattolica nel XVI secolo con lo scopo di arginare le posizioni eretiche e le devianze dottrinali dovute alla Riforma Protestante, rinvigorendo l’ortodossia. Il movimento caratterizzò un’epoca con il tentativo di concretizzare le istanze e i fermenti di rinnovamento e di rigenerazione provenienti d

A partire dal XV secolo erano scaturite da diverse correnti del cattolicesimo esigenze di riforma della Chiesa ed erano state esercitate critiche corrosive indirizzate alle più alte cariche della gerarchia ecclesiastica, soprattutto a motivo dello scandalo rappresentato dal Grande Scisma e dagli abusi che costellavano la vita della Chiesa.

Così, il frate domenicano Girolamo Sarvonarola condannò severamente gli atteggiamenti mondani di papa Alessandro VI; il cosiddetto “movimento degli osservanti” (esponente di spicco del movimento fu tra gli altri san bernardino da Siena), nato in seno agli ordini mendicanti, tentò di richiamare i membri a una maggiore conformità all’austerità della regola francescana; dotti umanisti come tentarono di escogitare alternative alle sterili speculazioni della Erasmo da Rotterdam teologia accademica. Tuttavia, questi sforzi rimasero frammentari e privi di una prospettiva unitaria, e non incisero sensibilmente sulle decisioni e sulle politiche della Chiesa

Solo con l’elezione di papa Paolo III nel 1534 e l’acquisizione della porpora cardinalizia da parte di sinceri riformatori come Gasparo Contarini, la Chiesa ottenne gli strumenti efficaci per dar vita a un reale rinnovamento. Il papa incoraggiò la formazione e l’azione di ordini nuovi, come ad esempio i teatini, i cappuccini, le orsoline e specialmente i gesuiti che, con il loro impulso al rinnovamento dell’educazione e il fervore catechetico dell’opera missionaria, conferirono nuovo vigore alla trasmissione della dottrina cristiana e all’apostolato.

Nel 1542 Paolo III, per difendere l’ortodossia e la coesione dottrinale arginando le tendenze eretiche che potevano sorgere all’interno della struttura ecclesiastica, istituì l’Inquisizione romana; nel 1545 convocò il concilio di Trento per ribadire le posizioni della Chiesa in materia di dogma e di dottrina e dirimere le questioni relative alla gerarchia e alla disciplina ecclesiastica sollevate dai protestanti. Il papa collaborò spesso con un alleato scomodo, l’imperatore Carlo V d'Asburgo, e non esitò ad adottare provvedimenti diplomatici, ma anche militari, contro i protestanti.

Il suo successore, papa Paolo IV, inaugurò un periodo di repressione ancora più aspra delle devianze dottrinali, sostenendo vigorosamente l’Inquisizione, che in Spagna divenne addirittura uno strumento politico della Corona; il re Filippo II d'Asburgo se ne servì in effetti per assicurare l’ortodossia nel paese ed eliminare contemporaneamente l’opposizione politica e religiosa.

In Italia settentrionale verso la fine del secolo, in parte per effetto del concilio di Trento, emerse un gruppo di vescovi di valore, desiderosi di riformare il clero e di istruire il popolo; il modello invocato da molti fu il cardinale di Milano Carlo Borromeo in Germania i cattolici non si concessero tregua dopo la pace di Augusta del 1555 (tra l’imperatore Carlo V e i protestanti), che molti considerarono una vittoria dei luterani: sacerdoti tedeschi istruiti a Roma, comePietro Canissio, autore di un catechismo che costituì un’utile, benché più modesta, controparte di quello luterano, tornarono in patria più preparati in materia teologica e più agguerriti dei loro predecessori nell’opera di proselitismo. La tensione, alimentata dalle sovvenzioni economiche e dalle ingerenze straniere su entrambi i fronti, esplose nella guerra dei Trent'anni che devastò la Germania dal 1618 al 1648, privandola del fervore religioso.

In Francia, a causa delle guerre di religione, la Controriforma ebbe inizio solo nel XVII secolo, dopo la proclamazione dell’editto di Nantes (1598), e fu caratterizzata dall’esercizio devozionale della carità verso i poveri e da missioni tra i contadini. Contemporaneamente Francesco di Sales vescovo di Ginevra, pubblicò la sua Filotea o Introduzione alla vita devota (1608), opera di edificazione morale che ebbe grande diffusione.

La spiritualità della Controriforma ebbe un tono particolarmente attivista e si volse all’evangelizzazione dei territori di recente scoperta in Estremo Oriente e nelle Americhe. Pari entusiasmo animò la fondazione di confraternite, congregazioni, associazioni di carità, e, soprattutto da parte dei gesuiti di scuole confessionali. Oltre al proselitismo, la Spagna della Controriforma sperimentò la fioritura della mistica, rappresentata dalle due grandi figure di santa Teresa D'Avila e San Giovanni della croce



all’interno del cattolicesimo stesso, che trovarono una controparte nelle discussioni dei concili

Barocco Scientifico


Nella Scienza barocca, emergono le figure di Copernico e Galileo Galilei.

Lo scienziato che “vide l’etereo padiglion rotearsi più mondi, e il Sole irradiarsi immoto” è Galileo Galilei che pone una fiducia esclusiva nel metodo conoscitivo della scienza “quanto alla scienza stessa ella non può se non avanzare” attraverso il dubbio “ il dubitare in filosofia è padre dell’invenzione, facendo strada allo scoprimento del vero” ( Lettera del 3 dicembre 1639 a B. Castelli).

La verità per Galileo è figlia del dubbio, della riflessione che non accetta acriticamente il sapere del passato ma lo discute e lo giudica; “una verità non astorica, ma filia temporis che dipende dalla capacità e dalla tenace fatica intellettuale dell’uomo, il quale, se non può uguagliare per numero di conoscenze l’intelletto divino, può tuttavia competere con questo per perfezione e profondità di comprensione” (Geymonat-Brunetti).

Questa sicura fiducia nella possibilità della mente umana caratterizza lo scienziato moderno e lo distingue dai dotti del passato

Nell’ambiente stimolante della città, Galileo inventò un “compasso” geometrico-militare per calcolare la soluzione di problemi balistici, e realizzò numerosi esperimenti che lo condussero alla scoperta delle leggi che regolano la caduta libera dei gravi; studiò il moto dei pendoli e alcuni problemi dimeccanica

Per quanto riguarda l’astronomia, egli dichiarò la sua adesione alla teoria copernicana sin dal 1597 e, in contrapposizione alla concezione geostatica del cosmo elaborata daTolomeo, addusse una teoria delle maree che assumeva il movimento della Terra. L’invenzione del cannocchiale, nel 1609, rappresentò una svolta nella sua attività scientifica: perfezionò lo strumento e lo utilizzò per precise osservazioni astronomiche, che culminarono nella scoperta di montagne e crateri sulla Luna, della Via Lattea come ammasso di stelle e dei quattro maggiori satelliti di Giove Pubblicò le sue scoperte nel marzo 1610 con il Sidereus Nuncius. Inoltre scopri anche le fasi di Venere , le macchie solari e gli anelli di saturno.Appoggio' Copernico nellaTeoria eliocentrica, la quale mette il sole al centro dell'Universo e intorno ad esso ruotano su orbite ellittiche la Terra e gli altri Pianeti del sistema Solare. Per questo motivo ando' contro la Chiesa, grande sostenitrice delle teorie Geogentriche, le quali mettevano al centro dell'Universo la Terra e attorno ad essa ruotavano gli altri pianeti del Sistema Solare e il Sole. La Chiesa lo processo' e , proprio a causa della sua contrapposizione all'ordine religioso, fu mandato in esilio.

Tra le sue opere ricordiamo " Il Saggiatore " e " Dialogo sui due massimi sistemi del mondo ". In quest'ultima opera, inserisce nel lavoro un dialogo tra Sagredo e Salvetti. Inoltre, tra le opere di Galileo ricordiamo

, Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica, pubblicato nel 1638 a Leida, in Olanda, riesamina e perfeziona gli studi precedenti sul movimento e, in generale, i principi della meccanica.Quest’opera aprì la strada che avrebbe portato l’inglese Isaac

Newton a formulare la legge della gravitazione universale, collegando le leggi di Keplero sui pianeti alla fisica-matematica di Galileo.

Galileo gettò le basi del moderno metodo scientifico, che collega strettamente l’osservazione dei fenomeni naturali, il ricorso alla matematica per la formulazione delle leggi scientifiche e la verifica sperimentale, e soprattutto fornì la prima interpretazione della natura in senso rigorosamente quantitativo, basandosi sullo studio delle proprietà geometriche e meccaniche dei corpi – l’estensione, la figura, il movimento – e prescindendo, in prima istanza, dalle loro qualità “secondarie” o soggettive, quali colori, suoni, odori.

Grande è stata la sua influenza sui posteri dal punto di vista filosofico, specie con le opere Sidereus Nuncius e Dialogo, relativamente minori per il contenuto scientifico, ma eccezionale testimonianza della lotta condotta per liberare la ricerca scientifica dai vincoli rappresentati dalle interferenze teologiche.

Intorno al 1870, con la pubblicazione completa dei documenti del processo a Galileo, l’intera responsabilità della condanna dello scienziato fu attribuita alla Chiesa, trascurando il ruolo svolto dai professori di filosofia del tempo che, per primi, persuasero i teologi del contenuto eretico della scienza di Galileo. Un’indagine sulla condanna dell’astronomo, con la richiesta di cancellarla, fu ordinata nel 1979 da papa Giovanni Paolo II e si concluse nell’ottobre del 1992 con il riconoscimento, da parte della commissione papale, dell’errore del Vaticano.


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Musica Barocca


Normalmente questa età viene contraddistinta da queste due date: il 1600, con la nascita del melodramma, ed il 1750, data della morte di J.S. Bach. Si nota, in questa epoca, una unità di fondo tra la musica rinascimentale e quella barocca, ma verso la fine del XVI secolo si evidenzia un cambiamento di stile significativo: lo si può vedere confrontando alcune delle ultime opere di Palestrina con quelle più mature di Monteverdi, in cui si nota una forte influenza dell'Umanesimo. La dottrina umanistica, per i compositori del XVI sec., portava al dominio del testo verbale su quello musicale, mentre fino ad allora la musica aveva avuto il sopravvento. La parola, come elemento che meglio esprimeva l'individualità umana, era di primaria importanza nella visione umanistica, per cui era vietato soffocarla con la musica. Per soddisfare questa necessità i compositori dell'epoca adottarono uno stile consistente in una sola linea melodica, con un accompagnamento armonico, mentre per rafforzare i concetti espressi nel testo venivano usati metodi diversi. Anche in questi secoli i compositori dipendevano dalle corti o dal clero, come nel passato: bisognerà attendere il periodo del Romanticismo per poter assistere alla cessazione di questa dipendenza. Ai compositori dunque si chiedeva musica adatta alle occasioni, su commissione: per esempio l'Orfeo fu commissionato a Monteverdi per il carnevale di Mantova, mentre Bach componeva le cantate sacre per il servizio domenicale nella cattedrale di San Tommaso. Peraltro la composizione su "ordine" non escluse la nascita di capolavori come la Passione secondo Matteo o il Magnificat, proprio di J.S. Bach. . Caratteristico del periodo è l'uso di un accorgimento particolare nella notazione, quello cioé del Basso continuo, di solito riservato agli strumenti a tastiera: si trattava di una linea di basso, con sopra segnate delle cifre per indicare le armonie richieste, e venne usato fin dagli inizi dell'opera per recitativi ed arie. Il primo teatro d'opera pubblico a pagamento fu aperto a Venezia nel 1637. Da questo primo evento risultò chiaramente che l'aria dominava sul recitativo, in quanto maggiormente melodica e quindi più adatta ad un pubblico normalmente poco preparato in campo musicale: cosa più rimarchevole, nacque allora il culto del solista, tuttora duraturo. I cantanti di allora erano invitati a sfoggiare la loro bravura ed agilità, impegnandosi in arie ricche di virtuosismi e prodezze tecniche: questi principi erano molto rispettati, a partire da Monteverdi per arrivare a Haendel. Stessa cosa valse per la musica strumentale: questo aspetto della musica si trasportò al di fuori dell'opera, portando modelli come l'"allegro - adagio - allegro" tipico delle ouvertures di opere come quelle di Scarlatti nel concerto grosso: la stessa struttura del ritornello, con i passaggi vocali interrotti da frasi puramente strumentali, fu adottata in opere strumentali. Un'altra caratteristica, già presente nel XVI secolo, fu quella dello stile concertato in cui strumenti solisti o gruppi contrastavano con l'orchestra: questo stile venne usato per molte musiche, compresa quella sacra. Un merito dell'epoca barocca fu il maggior studio delle capacità espressive degli strumenti, che così non risultarono più intercambiabili facilmente tra loro e permisero di raggiungere risultati di maggior livello rispetto ai tempi precedenti. Già all'inizio del XVII secolo la monodia (canto ad una sola voce) prevalse; la polifonia si sviluppò ulteriormente, portando agli alti livelli del contrappunto strumentale mostrati dalle fughe di Bach. Nel processo di semplificazione attraversato, inizia la codificazione moderna del concetto di tonalità: gli otto modi precedenti, nel 1700, vennero del tutto sostituiti dai due modi (maggiore e minore) conosciuti nella musica occidentale. Infine, le forme strumentali più affermate del periodo furono la suite e la sonata. La suite era una selezione di danze, solitamente presentata nelle quattro parti di allemanda, corrente, sarabanda e giga: di solito queste erano in una stessa tonalità, in cui ogni danza presentava due parti, delle quali la prima modulava in una tonalità vicina, la seconda tornava invece alla tonalità iniziale, il tutto poi veniva ripetuto due volte. La sonata inizialmente era simile alla suite, poi se ne differenziò, consistendo semplicemente in uno, al massimo due movimenti. Più tardi si definirono due tipi di sonata da camera (basata su movimenti di danza) e sonata da chiesa, dal contenuto solenne.

Monteverdi e l’opera italiana

Creata nel contesto degli sfarzosi e occasionali intrattenimenti di corte, l’opera richiedeva una messa in scena elaborata e impegnativa per l’impiego di un gran numero di esecutori. Un fattore importante per lo sviluppo del genere fu l’istituzione a Venezia, verso il 1630, sotto il patrocinio delle famiglie più facoltose della città, di teatri d’opera permanenti accessibili al grande pubblico.

Fu Claudio Monteverdi a fare dell’opera un genere artisticamente coerente, prima a Mantova con l’Orfeo (1607) e l’Arianna (1608, la cui musica è andata quasi interamente perduta), e poi soprattutto con le opere veneziane Il ritorno d’Ulisse in patria (1640) e L’incoronazione di Poppea (1643). La declamazione fortemente drammatica sostenuta da sorprendenti effetti orchestrali (lo stile definito “concitato”) si ritrova anche nella scena drammatica Il combattimento di Tancredi e Clorinda (1624).

( immagine rappresentante Claudio Monteverdi)

"Se la musica è il nutrimento dell'amore, continuate a suonare."
William Shakespeare


Barocco letterario

La letteratura barocca in Italia non ha molto successo, a cusa della presenza della chiesa che adotta
ancora le norme artistiche del Rinascimento.
La letteratura , invece , è fiorente all'estero.
  • In ambito letterario in epoca barocca primeggia l'ampio uso di metafore, allo scopo di ottenere la "poetica della meraviglia", alla quale si collega il "concettismo" (procedimento che sfrutta nessi audaci tra elementi opposti). Altri aspetti rilevanti sono l' "acutezza" e l' "ingegno": esibizione, come segno di prestigio, del possesso delle tecniche più squisite allo scopo di stupire il lettore con questo "culto dell'artificio" (Marino). Quindi, anche in campo letterario, si prova amore per la raffinatezza, per il gioco metaforico. Lo scrittore barocco si concentra sulle forme, quasi per compensare la limitatezza dei contenuti.Si dà anche grande importanza alla descrizione minuziosa fatta pure con aggettivi di peculiarità nascoste appartenenti a uomini ,animali o paesaggi. Nasce un genere innovativo, il romanzo, si sperimentano nuove forme letterarie come il poema eroicomico, la narrativa d'avventura, la prosa scientifica (Galileo Galilei). Si scoprono le risorse della letteratura dialettale ("Lo cunto de li cunti", di Basile). La lingua utilizzata è ormai l'italiano.tra i vari generi letterari seicenteschi, emergono :

Barocco letterario in Inghilterra -- William Shakespeare
Shakespeare, William (Stratford-upon-Avon, Warwickshire 1564-1616), poeta e drammaturgo inglese, una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo e di ogni paese.Sebbene sussistano molti dubbi sulla cronologia delle opere di Shakespeare, è consuetudine individuare quattro periodi nella sua produzione artistica: il primo arriva al 1594; il secondo comprende gli anni dal 1594 al 1600; il terzo va dal 1600 al 1608; il quarto copre la fase successiva al 1608. In mancanza di dati certi, queste sono semplici congetture, utili comunque per seguire lo sviluppo dell’artista fino alla sua piena maturità. I temi e gli intrecci delle opere teatrali attingono, come pure quelli degli autori suoi contemporanei, dalle cronache, dalla storia, dalla commedia e dalla tragedia classiche, dalla commedia dell'arte italiana, da opere narrative (novellieri, romanzi pastorali, cavallereschi ecc.).

Barocco letterario in Spagna -- Miguel de Cervantes, Do
n Chisciotte
scrittore, poeta e drammaturgo spagnolo, autore del romanzo don chisciotte, uno dei capolavori della letteratura mondiale.

Nel 1568, ancora studente, pubblicò a Madrid numerose poesie in commemorazione della morte della regina Elisabetta di Valois. Nel 1569 si recò a Roma, dove l’anno seguente entrò al servizio del cardinale Giulio Acquaviva. Poco dopo si arruolò nel reggimento spagnolo a Napoli e nel 1571 combatté contro i turchi nella battaglia di Lepanto, nel corso della quale perse l’uso della mano sinistra. Nel 1575, di ritorno in Spagna, fu catturato da pirati della Barberia, condotto in Algeria come schiavo e trattenuto in vista di un riscatto. Dopo vari, audaci ma anche sfortunati tentativi di fuga, fu alla fine liberato, nel 1580, perché la famiglia e gli amici pagarono il riscatto.

Di nuovo in Spagna a trentatré anni, nonostante il servizio prestato in guerra e l’avventura algerina, Cervantes non riuscì a farsi assumere da una famiglia nobile, come normalmente era assicurato ai veterani che si fossero distinti. Fu in questo periodo che cominciò a scrivere: tra il 1582 e il 1585 compose un gran numero di poesie e di opere teatrali. Molti scritti di quegli anni sono oggi perduti; tra i pochi sopravvissuti si ricorda il romanzo pastorale Galatea (1585), che gli procurò fama ma scarsi proventi. Ottenne impieghi governativi legati al rifornimento di merci alla flotta e alla riscossione delle tasse: in quest’ultima mansione il suo operato non fu chiaro, per cui Cervantes venne imprigionato più volte.

In prigione concepì l’idea della storia di un uomo che immagina di essere un cavaliere errante protagonista di gesta straordinarie come quelle descritte nei racconti cavallereschi medievali. Una prima parte di questa storia, pubblicata con il titolo Il fantastico cavaliere don Chisciotte della Mancia (1605), riscosse un tale successo che nel giro di due settimane dalla pubblicazione ne uscirono a Madrid ben tre edizioni non autorizzate.

Nel 1613 pubblicò le Novelle esemplari, una raccolta di dodici racconti comprendenti storie avventurose, descrizioni della malavita di Siviglia e bozzetti di eventi insoliti e personaggi stravaganti. Uno di questi racconti, Il dialogo dei cani, è particolarmente noto per l’impronta fortemente satirica. Nel 1615 uscì la seconda parte del Don Chisciotte. Quattro giorni prima di morire, Cervantes terminò il romanzo fantastico e allegorica I travagli di Persiles e Sigismonda (1617).


Don Chisciotte



L’opera, il cui titolo completo è la storia di don chisciotte della mancia, è la più importante di Cervantes e viene generalmente considerata il primo romanzo moderno. È una satira brillante, non solo dei romanzi cavallereschi del Medioevo e del primo rinascimento, ma anche dei romanzi sentimentali e pastorali popolari in voga nel suo tempo.

Personaggio principale è don Chisciotte (in spagnolo Quijote), un maturo gentiluomo di campagna, di mezzi modesti, lettore appassionato di romanzi cavallereschi fuori moda, che gli ispirano l’ossessiva ambizione di ricreare la figura del cavaliere errante. Nella prima parte, don Chisciotte, procuratosi armi e armatura e in sella al vecchio Ronzinante, parte per sfidare il male dovunque esso sia. Lo accompagna come scudiero il contadino Sancho Panza, tipica figura letteraria del popolano sciocco e astuto nello stesso tempo.

Nel suo stato di confusione, don Chisciotte si prefigge il compito di difendere orfani, proteggere vedove e fanciulle, soccorrere gli indifesi, servire la causa della verità e della bellezza, ristabilire la giustizia. Le disavventure e le avventure che gli capitano sono spesso affrontate in modo grottesco e inadeguato alla situazione: ad esempio quando attacca un mulino a vento, convinto che si tratti di un gigante, oppure un gregge di pecore, pensando che sia un esercito.

L’ostinazione delle sue illusioni non gli fa ascoltare gli ammonimenti di Sancho Panza, il cui atteggiamento è tanto realistico quanto è idealista quello del suo padrone. Oggi, abbandonata l’interpretazione romantica che vedeva in don Chisciotte e Sancho Panza la contrapposizione e lo scontro tra ideale e realtà, la critica tende a considerare le due figure parti tra loro complementari che mostrano, piuttosto, la complessità dell’individuo.

Ciò risulta forse più evidente nella seconda parte dell’opera, concordemente ritenuta dai critici superiore alla prima per compattezza di struttura: qui il contrasto tra il romanticismo di don Chisciotte e la saggezza pratica di Sancho Panza si attenua e don Chisciotte diventa un po’ più ragionevole, mentre Sancho Panza comincia vagamente a capire le fantasticherie del padrone. Alla fine don Chisciotte ritorna al suo villaggio, si rende conto dell’errore in cui è caduto e abbandona la cavalleria. Subito dopo, si ammala e muore.

letteratura barocca in italia -- Marino e i generi letterari italiani

Napoli 1569-1625), poeta italiano, esponente dello stile barocco e iniziatore di una tendenza letteraria nota come marinismo, attestata nel corso del XVII secolo.

Interruppe la carriera giuridica per dedicarsi alla poesia e a tal fine prestò servizio presso alcuni feudatari napoletani, tra i quali Matteo principe di Capua, del quale fu segretario nel 1592. Introdotto negli ambienti letterari, conobbe fra gli altri Giambattista Manso e torquato Tasso. Dopo essere stato incarcerato per ragioni poco chiare, nel 1600 fuggì da Napoli alla volta di Roma. Qui fu ben introdotto sia negli ambienti politici (fu al servizio del nipote di clemente VII) sia in quelli letterari (frequentò alessandro tassoni, Pietro Sforza Pallavicino, Gabriello Chiaribera). Dopo il 1602, anno in cui uscirono a Venezia le Rime (raccolte nel 1608 con il più noto titolo La lira), al seguito del suo signore Pietro Aldobrandini si trasferì prima a Ravenna e poi a Torino.

La sua fama andava crescendo: lo testimonia il favore dei potenti (Carlo Emanuele I di saviua lo insignì del titolo cavalleresco dell'ordine dei santi Maurizio e Lazzaro) e l'ostilità di alcuni letterati: Gaspare Murtola, offeso per la serie di sonetti satirici intitolata La Murtoleide (1619 ca.), tentò addirittura di ucciderlo. Nel 1610 Marino fu al servizio del duca di Savoia e venne arrestato di nuovo. Le difficoltà non gli impedirono di occuparsi delle opere più ambiziose: lavorò in questo periodo sia al suo capolavoro, l'Adone (poema mitologico ed enciclopedico iniziato prima del 1600 e riccamente stampato nel 1623 grazie al finanziamento di Luigi XVIII(1619), sia ), sia alla terza parte della Lira (1614). A Parigi, dove riuscì a superare indenne le difficoltà che travolsero i suoi protettori, portò a compimento sia l'ampia rassegna di opere artistiche e ritratti di personaggi di tutti i tempi, intitolata La GaleriaLa Sampogna (1620), serie di idilli di tema mitologico e pastorale.. La misura della fama raggiunta da Marino fu evidente al momento del suo ritorno a Napoli, dove fu accolto trionfalmente.

l'Opera principale di Marino è "l'Adone" , la quale narra la storia dell0amore tra Adone e Venere e di Adone ucciso dal Dio Marte per gelosia.L'opera non è uscita spontaneamente ma da una lunga meditazionePer scrivere l'opera, Marino adotta la tecnica del rampino, ovvero le espressioni gia usate da altri autori e adattarle in quel contesto.e inoltre riesce a mettere anche insieme i diversi stili : comico tragico ed eligiaco.

L'opera di Adone doveva essere scritta in 3 libri, pero' a causa delle molteplici digressioni usate da Marino si è arrivati a 20 libri. In conseguenza a cio', si è perso il filo conduttore e l'opera è arriavata ad avere la tematica di un'enciclopedia del sapere. Marino va contro Petrarca , perchè questo parla del concetto di bellezza ideale, mentre Marino parla di bellezza e amor econsumato e sensuale. A differenza di Petrarca, inoltre marino nelle sue opere insierisce sia gli aspetti positivi che negativi della vita e introduce elementi come il l'orologio che indica il senso di fugacità della vita e lo speccho che da una visione illusoristica della realtà.

in Italia vanno di moda generi letterari come:

  • poema eroicocomico che è una parodia del poema cavalleresco. L'opera rappresentante di questo genere, è la " secchia rapita " che parla appunto della lotta tra modenesi e bolognesi per questa secchia.
  • la fiaba,con il poema di basile " il cunto de li cunti". è simile al Decameron di Boccaccio, solo che le storie sono narrate da commari napoletane in dialetto napoletano.
  • romanzi picareschi,il cui genere deriva dal termine " picaro", ovvero quei ragazzi del sud che per guadagnarsi da vivere imbrogliavano le persone.
  • commedia dell'arte,fondata e rappresentata da girovaghi.Qyesti attori improvvisavano storie su un determinato canovaccio e , i personaggi erano fissi e gli attori erano solo di sesso maschilePer la volgarità delle battute, inizialmente erano mal viste, specialmente dalla chiesa.
  • il melodramma,opera composta com un rapporto musica - testo. Nel barocco , a causa dellìarteficiosita, perde la dignità in quanto c'è un disquilibrio tra testo e parole


è scopo del poeta quello di meravigliare

Giambattista Marino




arte

Movimento, energia e tensione sono fra le caratteristiche principali dell’arte barocca; forti contrasti di luce e ombra accentuano l’effetto drammatico di dipinti, sculture e opere architettoniche. Nei quadri, negli affreschi, nei rilievi e nelle statue barocche vi sono inoltre spesso elementi che suggeriscono una proiezione verso lo spazio circostante, indistinto e infinito, grazie anche a un’attenta resa volumetrica e prospettica.

La tendenza naturalistica è un’altra componente fondamentale dell’arte barocca; le figure umane ritratte non sono stereotipi, bensì individui, ognuno ben caratterizzato. Gli artisti di questo periodo erano affascinati dagli intimi meccanismi della mente e dalle convulse passioni dell’anima, che vollero ritrarre attraverso le caratteristiche fisiognomiche dei loro soggetti. Un senso di intensa spiritualità è presente in molte opere, in particolare nelle rappresentazioni di estasi, martiri o apparizioni miracolose, soprattutto a opera di artisti di paesi cattolici come l’Italia, la Spagna e la Francia. L’intensità, l’immediatezza, la cura per il dettaglio dell’arte barocca ne fanno tuttora uno degli stili più coinvolgenti per lo spettatore in tutto l’arco dell’arte occidentale.

Pittura e scultura Barocca in Italia

Le radici del barocco vanno rintracciate nell’arte italiana del tardo XVI secolo. Come reazione al manierismo – caratterizzato dall’inquieto tentativo del superamento dei temi della tradizione attraverso l’enfatizzazione del difforme e dell’asimmetrico e il ricorso ai contrasti cromatici – molti artisti furono animati dal desiderio di un ritorno a un ordine classico.

La scuola che si sviluppò intorno ai Carracci (Annibale, Agostino e Ludovico), ad esempio, tentò di liberare l’arte dalle sue complicazioni manieristiche recuperando i principi di chiarezza, monumentalità ed equilibrio propri del primo Rinascimento. Con gli affreschi del soffitto nella galleria di Palazzo Farnese (1597-1601), Annibale Carracci segnò una tappa fondamentale nello sviluppo della corrente “classicheggiante” del barocco. Tale impostazione stilistica caratterizzò le opere di pittori come Guido Reni, Domenichino,Francesco Albani, e di scultori come Alessandro Algardi, formatisi nella bottega dei Carracci e trasferitisi in seguito a Roma.

Nella città dei papi giunse anche Caravaggio, che divenne in breve tempo il principale antagonista di Annibale Carracci e lo spirito guida di un’intera scuola di artisti barocchi, più orientata al naturalismo. Formatosi su temi e motivi della pittura lombarda del XV e XVI secolo, Caravaggio elaborò un personale e drammatico stile espressivo, incentrato su forti contrasti di luce e ombre: figure umane vive, “autentiche” nella loro caratterizzazione che attinge alla realtà e alla quotidianità, emergono con forza prepotente attraverso il chiaroscuro, palesando la loro intima verità.

Roma divenne il centro della pittura barocca e molti artisti stranieri, come i francesi e Nicolas PoussinClaude Lorrain, elessero l’Urbe a sede della propria attività. Nel corso del primo ventennio del XVII secolo il naturalismo trovò grandi interpreti nei pittori qualificati come “caravaggeschi”, che operavano a Roma, a Napoli e nel Nord Italia: ricordiamo tra gli altri Orazio Gentileschi e la figlia Artemisia, BartolomeoManfredi,il Battistello, il francese Valentin de Boulogne, l’olandese Gerrit van Honthorst e lo spagnolo Jusepe de Ribera. Sebbene dopo il 1630 il naturalismo barocco stesse già vivendo una fase di declino in Italia, esso continuò a godere di grande fortuna in tutto il resto d’Europa fino alla fine del secolo.

Intorno agli anni Trenta del Seicento si affermò nell’affresco uno stile decorativo che costituisce un inconfondibile tratto caratterizzante del periodo, soprattutto a Roma. Il soffitto dei palazzi e delle chiese romane fu affrescato con arditi scorci architettonici e sfondamenti prospettici sull’infinito del cielo, popolato di figure mitologiche o personaggi della storia sacra librati nell’azzurro e nel giallo della luce solare, adagiati su candide nubi o affacciati dagli edifici classicheggianti rappresentati. Esempi illustri di questo gusto per l’illusionismo spaziale sono l’Assunzione della Vergine (1625-1627) di Giovanni Lonfranco nella chiesa di Sant’Andrea della Valle a Roma; il Trionfo della Divina Provvidenza di Pietro da Cortona, affrescato sulla volta del salone di Palazzo Barberini a Roma ( 1633-1639); il grandioso Trionfo del nome di Gesù (1672-1683) del Baciccia, nella chiesa del Gesù a Roma.

Per quanto riguarda la scultura, il primo notevole esempio di “ritorno alla natura” è offerto dalla Santa Cecilia di Stefano Maderno (1600, Santa Cecilia in Trastevere, Roma), ritratto della santa da morta, colta nella stessa posizione abbandonata in cui il suo corpo era stato rinvenuto nella chiesa di Trastevere.

FuGian Lorenzo Berninii, tuttavia, a dominare la scultura barocca a Roma: già con i suoi primi gruppi marmorei, come Il ratto di Proserpina e Apollo e Dafne (1621-22, 1622-1624, Galleria Borghese, Roma), dimostrò una straordinaria abilità nel creare effetti di realistica tensione drammatica, grazie ai forti contrasti di chiaroscuro e alla cura per il particolare anatomico. La sua Estasi di santa Teresa (1645-1652, Cappella Cornaro, Santa Maria della Vittoria, Roma) è capolavoro di resa espressiva, improntata a una forte sensualità, e di composizione plastica, in un’articolata orchestrazione teatrale che costituisce un altro segno distintivo del barocco. Artista prediletto dall’autorità papale, Bernini realizzò per laBasilica di San Pietro l’imponente baldacchino bronzeo (1624-1633) sull’altare maggiore e la Cattedra di San Pietro (1657-1666), splendide prove dello sfarzo e della munificenza della Chiesa cattolica romana, contro i quali tuonavano i sostenitori della Riforma

Architettura Barocca in Italia

Scultore di riconosciuta grandezza (ricordiamo ancora tra le sue opere la Fontana dei fiumi in piazza Navona a Roma, 1648-1651), Bernini fu anche un importante e autorevole architetto. Oltre al colonnato che abbraccia la piazza San Pietro (1656-1667), progettò Palazzo Ludovisi (ora Palazzo Montecitorio) e Palazzo Chigi, e alcune chiese, tra cui Sant’Andrea al Quirinale (1658-1670).

Fra i maggiori interpreti del primo barocco vi fu inoltre Carlo Maderno, che tra il 1606 e il 1612 costruì il prolungamento della navata e la facciata della basilica di San Pietro, e Francesco Borromini, autore tra l’altro del progetto per la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (1638-1641), a pianta ellittica, con elegante facciata concavo-convessa.

Francesco Maria Rechini e Baldassarre Longhena rappresentarono l’architettura barocca nell’Italia settentrionale. Il primo operò a Milano: a lui si deve la chiesa di San Giuseppe (1607-1630), il Palazzo di Brera, Palazzo Durini e la facciata curvilinea del Collegio Elvetico. Il secondo divenne famoso per la chiesa di Santa Maria della Salute (iniziata nel 1631), riccamente decorata, affacciata sul Canal Grande. Particolarmente spettacolare è l’opera di Guarino Guarini a Torino: la sua Cappella della Santa Sindone (1667-1690, parzialmente danneggiata da un incendio nel 1997) si distingue per l’ardita e intricata geometria delle forme.

Anche a Napoli, a Lecce e in Sicilia l’architettura barocca ebbe notevole sviluppo. A Napoli si possono ammirare la facciata di Santa Maria della Sapienza (iniziata nel 1638), il chiostro della Certosa di San Martino (1623-1631) e la guglia di San Gennaro (iniziata nel 1631); a Lecce pregevoli esempi di stile barocco sono costituiti dalla cattedrale (1659-1670) e dalla basilica di Santa Croce (iniziata nel 1548); mentre tra i capolavori del tardo barocco siciliano bisogna citare almeno gli splendidi edifici di Noto, tra i quali la chiesa di San Francesco all’Immacolata, il monastero del Santissimo Salvatore e il Duomo (gravemente danneggiato da un crollo nel 1996).

Arte Barocca in Spagna

In Spagna, il barocco si affermò attraverso l’influsso della pittura italiana, e in particolare delle opere di Tiziano, Tintoretto, Federico e Taddeo Zuccari, e soprattutto di Caravaggio.

A Valencia, il gusto barocco e naturalistico è riconoscibile nell’opera di Francisco Ribalta, che risentì dell’influenza di Jusepe de Ribera, protagonista del barocco napoletano. Madrid e soprattutto Siviglia divennero i centri principali dell’arte barocca spagnola: nella città andalusa operarono i pittori Juan de las Roelas, Francisco Pacheco, Francisco de Herrera il Vecchio, Francisco de Zurbarán, autore quest’ultimo di dipinti a soggetto religioso caratterizzati da forte realismo rappresentativo. Lo stile di Zurbarán, che lavorò quasi esclusivamente su commissione per conventi e monasteri, accolse negli anni della maturità la suggestione della maniera più pacata di Bartolomé Estéban Murillo.

Le opere di Caravaggio erano note a Siviglia già nel 1603; ne fu fortemente influenzato colui che divenne poi il grande pittore barocco spagnolo, Diego Velázquez, chiamato a Madrid nel 1623 come ritrattista alla corte di Filippo IV. Oltre che nei molti dipinti dedicati alla famiglia reale, Velázquez trasfuse il suo stile anche in composizioni di carattere storico e mitologico.

Altro importante artista della generazione di Velázquez, anch’esso andaluso, fu il pittore e architetto Alonso Cano, famoso per la connotazione devozionale dei suoi dipinti. Il tardo barocco di Siviglia è ben rappresentato inoltre da Juan de Valdés Leal, autore di due Vanitas (1672, Hospital de la Caridad, Siviglia) che offrono una rappresentazione realistica e quasi morbosa di scheletri e cadaveri in via di decomposizione. Fra le ultime generazioni di pittori barocchi attivi a Madrid si ricordano Francisco Rizi, Juan Carreño de Miranda e Claudio Coello, tutti chiaramente influenzati dallo stile italiano.

La scultura barocca si innestò sulla tradizione spagnola dell’intaglio del legno, trovando espressione soprattutto nei retablos (pale d’altare). Gregorio Fernández, che operò principalmente a Valladolid, fu il più importante scultore della Spagna centrale, mentre la scuola meridionale è rappresentata da Juan Martínez Montañés e Juan de Mesa a Siviglia, da Pedro de Mena e Alonso Cano a Granada.

L’architettura del primo barocco spagnolo riprende in parte lo stile del palazzo-monastero dell’Escorial (1563-1584), presso Madrid: si consideri ad esempio la facciata della cattedrale di Granada, progettata e realizzata da Cano, anche se agli elementi rinascimentali si accompagna in questo caso una ricca decorazione di derivazione moresca. I palazzi barocchi più significativi si trovano in Andalusia; tipico è l’ospedale de Los Venerables Sacerdotes a Siviglia (1687-1697), progettato da Leonardo de Figueroa. Nel resto del paese il churriguerismo – tendenza decorativa che prende il nome dalla famiglia di architetti Churriguera – è evidente negli edifici fastosamente ornati di Barcellona, Madrid e soprattutto Salamanca.

Al seguito della colonizzazione, il barocco spagnolo si diffuse nelle colonie dell’America centrale e meridionale. Tra i centri più importanti in cui fiorì lo stile vi furono Città di Messico e Puebla in Messico, Antigua in Guatemala, Cuzco e Lima in Perù.

Arte Barocca Nord Europa

Dall’Italia, dove i maggiori artisti europei non mancavano di soggiornare almeno per un certo periodo al fine di apprendere le principali novità stilistiche, il barocco si diffuse rapidamente verso l’Europa settentrionale. Ciascuna nazione, tuttavia, ne sviluppò una versione peculiare, a seconda della tradizione artistica locale, e della situazione politica e religiosa del paese.

Barocco Fiammingo

Il barocco fiammingo è dominato dalla brillante personalità di Pieter Paul Rubens, che si formò sull’esempio di Caravaggio, dei Carracci e di Michelangelo. Lo stile maturo dell’artista, caratterizzato da grande ricchezza cromatica, composizioni dinamiche e pennellata sensuale, segnò l’apogeo della pittura barocca del Nord: basti ricordare il celebre ciclo di 21 tele della Vita di Maria de’ Medici (1621-1625, Louvre, Parigi). Fra gli allievi di Rubens si distinse Antonie van Dyck, pittore di corte e dell’aristocrazia, autore tra l’altro di un famoso Ritratto di Carlo I in tenuta da caccia (1635 ca., Louvre, Parigi). Jacob Jordaens e Adriaen Brouwer divennero noti per le realistiche scene di vita campestre dei loro dipinti, soggetto frequentato anche da altri artisti fiamminghi, quali David Teniers e l’olandese Adriaen van Ostade.

Gli scultori barocchi fiamminghi trassero spesso ispirazione dall’arte italiana: così fu per Artus Quellinus, che risentì anche della lezione di Rubens, e per François Duquesnoy, che collaborò con Bernini a Roma. Il gusto italiano è altresì visibile nell’architettura fiamminga, di cui un esempio è offerto dall’ex chiesa gesuita di San Carlo Borromeo (1615-1621, ora museo) ad Anversa.

Barocco Olandese

Paesaggi, nature morte, animali e scorci architettonici sono tra i soggetti più ricorrenti nella pittura barocca olandese, che fra XVI e XVII secolo conviveva ancora con una corrente manierista (rappresentata ad esempio da Hendrick Goltzius). Lo stile caravaggesco giunse al seguito di artisti come Gerrit van Honthorst e Hendrik Terbrugghen, che tornarono in patria dopo aver lavorato in Italia. Negli anni Venti del Seicento la tendenza naturalistica si era ormai affermata tra i pittori di Utrecht, inaugurando il periodo aureo dell’arte olandese. Si distinsero presto le figure di Frans Hals, famoso ritrattista, e Rembrandt, che nella famosa Ronda di notte (1642, Rijksmuseum, Amsterdam) sperimentò uno straordinario uso della luce e del chiaroscuro: le figure sono costruite da una pennellata decisa e vibrante, che conferisce al dipinto una qualità emotiva di rara potenza. Di segno più intimista fu la produzione di Jan Vermeer, che eccelse nella resa psicologica dei personaggi e nella padronanza degli effetti atmosferici della luce.

Fino al 1650 la scultura olandese rimase prevalentemente manierista; l’esuberanza barocca fu introdotta dagli scultori fiamminghi e in particolare da Artus Quellinus, che si occupò della decorazione del municipio di Amsterdam, ora Palazzo Reale.

Barocco Inglese

La pittura barocca in Inghilterra fu fortemente influenzata dalle opere di Rubens e Van Dyck, che ispirarono un’intera generazione di ritrattisti. Anche la scultura risentì dello stile fiammingo, oltre che dell’arte italiana. All’architetto Inigo Jones, che studiò in Italia il classicismo di Andrea Palladio, si deve l’introduzione, nel XVII secolo, dello stile palladiano in Inghilterra. Ne è un chiaro esempio la Banqueting House (1619-1622, Londra), dove si trova lo splendido affresco di Rubens Allegoria della pace e della guerra (1629). Anche Christopher Wren, tra le figure più influenti dell’architettura in Inghilterra e nelle colonie americane per oltre un secolo, soggiornò a lungo in Italia: i suoi progetti per la cattedrale di Saint Paul (iniziata nel 1675), a Londra, rivelano lo studio dell’opera di Bramante, di Borromini e di altri architetti italiani.

Barocco Francese

All’inizio del XVII secolo, in Francia la scuola manierista di Fontainebleau era ancora attiva. Le scene a lume di candela di Georges de La Tour, tuttavia, suggeriscono già l’influenza del Caravaggio. Il naturalismo barocco trovò piena espressione nelle opere di Valentin de Boulogne, che aveva vissuto in Italia, e di coloro che erano entrati in contatto con il realismo fiammingo, come i fratelli Le Nain e Philippe de Champaigne. Di estrema importanza per la storia della pittura barocca francese furono il classicismo di Nicolas Poussin, che visse a lungo a Roma, e l’inconfondibile stile pittorico di Claude Lorrain.

Tra gli scultori, si ricordano Pierre Puget, François Girardon e Antoine Coysevox, autore quest’ultimo di ritratti plastici improntati a un chiaro classicismo. Verso la fine del secolo, in tutte le arti si impose un gusto più elaborato, come appare dagli affreschi di Charles Le Brun, dalle architetture di Louis Le Vau, dai giardini di André Le Nôtre che ornano il castello di Vaux-le-Vicomte (1655-1661) e l’immensa reggia di Versailles. Un progetto grandioso, in cui si espresse uno stile di grande raffinatezza ed equilibrio formale, fu l’ampliamento (1667-1673) del Louvre, a opera di Louis Le Vau, Le Brun, Claude Perrault e altri.

Barocco tedesco e Austriaco


Due maestri della pittura barocca tedesca furono Adam Elsheimer, che, trasferitosi a Roma nel 1600, fece propri i canoni del classicismo, e Johann Liss, che operò a Venezia e a Roma.

All’inizio del XVII secolo, nei paesi di area tedesca la scultura era largamente improntata allo stile manierista. In Germania, Jörg Zürn continuò in forme nuove la tradizione scultorea in legno dei paesi alpini, con opere di grande impegno quali l’altare della cattedrale di Überlingen (1613-1619). Fu soprattutto il bavarese Balthasar Permoser ad assimilare le tendenze espressive barocche in Italia, introducendole in modo fecondo nell’ambiente artistico di Dresda (fu autore delle sculture celebrative dello Zwinger). Anche a Vienna, come a Dresda, l’architettura barocca trovò ampio favore alla corte reale. Uno dei maggiori architetti barocchi austriaci, Johann Bernhard Fischer von Erlach, diede prova di aver pienamente assimilato lo stile italiano nel suo capolavoro, l’opulenta chiesa di San Carlo (1715-1737) di Vienna